artist in officina
Mostra
Emanuele Fasciani
Arte,Territorio e Sperimentazione
luglio 2025
Per Jung, l'alchimia è una psicologia proiettata nel linguaggio dei simboli materiali. I processi alchemici rappresentano il viaggio dell'anima verso l'integrazione e la completezza. Il linguaggio degli alchimisti diventa così una mappa simbolica della trasformazione interiore, e il laboratorio è lo specchio dell'anima.
Un viaggio iniziale nello spazio:
Collocando queste installazioni all'interno del borgo di Montefollonico, Fasciani trasforma il paesaggio in un itinerario psichico. Camminare tra il nero (Nigredo), il bianco (Albedo) e l'oro (Rubedo) non è solo un'esperienza estetica, ma un vero e proprio viaggio simbolico, che coinvolge corpo, anima e subconscio. Il visitatore è invitato a riflettere su dove si trova nel proprio processo di trasformazione personale. In pieno spirito junghiano, l'arte di Fasciani si fa alchimia: i colori non sono decorativi ma archetipici, le installazioni non sono meri oggetti ma riti visivi di passaggio. Proprio come per gli alchimisti, non è una questione di materiali, ma del processo di trasformazione stesso.
IL FERTILE BUIO Tondo Park
In questo spazio circolare, racchiuso tra pioppi e cipressi, si svela la prima fase: la dissoluzione.
Cinque sculture nere emergono dalla terra come presenze antiche. Realizzate in bitume e legno recuperato da travi storiche del villaggio, evocano la materia in trasformazione, il tempo che crolla, l'identità che si disintegra. È qui, leggermente fuori dal centro del villaggio, che inizia il viaggio: nel silenzio della foresta, all'ombra dell'inconscio.
Nigredo è la notte dell'anima. Il momento in cui tutto ciò che eri crolla. Il nero è perdita, ma anche grembo. Questo è l'inizio della rinascita.
LA LUCE INTERNA Piazza Dionisia Cinughi
Nel cuore del villaggio, tra le pietre e la luce aperta della piazza, si trova Albedo: purificazione.
Una sfera bianca screpolata, appoggiata su un nido di rami anneriti dal bitume, rivela un interno dorato. La base – una fetta di pino romano – proviene dalla casa della nonna dell'artista, il luogo della sua infanzia. Un'opera sospesa tra fragilità e rivelazione, tra superficie e profondità. Albedo è chiarezza dopo il caos. Una ferita aperta che lascia trasparire la luce. È la verità che diventa chiara solo se si ha il coraggio di guardare dentro.
L'ORO SCOPERTO Chiesa di Triano
Nella penombra della Chiesa di Triano, Rubedo prende forma. Due grandi tele a encausto dorato (308 × 208 cm), collocate nelle nicchie del transetto, riflettono una luce maestosa. Alla base, una traccia di nero: il ricordo dell'oscurità da cui è nato l'oro. Rubedo non è il trionfo, ma l'unione degli opposti: luce e ombra, inizio e fine, Io e Sé. Rubedo è il compimento. L'oro non è la meta, ma lo stato in cui ogni cosa trova il suo posto. E tu, finalmente, ti riconosci.
Note per il visitatore:
Queste opere vivono dove sono collocate. Cammina tra di esse senza seguire un ordine. Ogni tappa può essere un inizio. Ogni passo è parte del tuo viaggio.
Agata Stępień - Memoria Absentia, augosto 2024
La mostra è il culmine del processo creativo di "Memoria Absentia" e dell'happening che l'accompagna. Sperimentando con moderni solventi per la conservazione, Agata Stepien dimostra che il processo creativo può esistere attraverso la sottrazione, non solo l'addizione e l'accumulo. L'immagine iniziale viene radiografata da un tecnico addetto alla conservazione e diventa uno schizzo per le opere successive. Si tratta di un'esplorazione archeologica attraverso abrasioni, raschiature e bruciature con sostanze chimiche.
Non si tratta semplicemente di dipinti finiti, ma di opere in evoluzione con elementi coesistenti, generativi e costruttivi. L'idea di questo progetto è nata qualche mese fa, quando un'amica dell'artista, restauratrice ad Auschwitz, le ha parlato della ristrutturazione di una cappella. Durante diversi mesi di esplorazione del pavimento, ha fatto scoperte sorprendenti. Le sue parole hanno evocato nell'immaginazione dell'artista immagini di tunnel, corridoi e la tensione associata a una possibile scoperta. Da bambina, Agata sognava di diventare un'archeologa.
I dipinti sono spunti dal subconscio, un approccio alla bellezza, alla tragedia o alla genialità. Un'opera d'arte finita e completata è più della semplice somma delle sue parti. È anche una forza visiva che scatena distruzione, esagerazione e amore per l'estremo. Come esseri umani, siamo dominati dalle passioni, proprio come lo eravamo cinquemila o tremila anni fa. Pertanto, l'arte deve necessariamente confrontarsi con l'umanità. Questa semplice verità implica che l'arte, oltre a esistere, può e deve dialogare con lo spettatore.
Il processo dell'arte contemporanea si basa su impulsi provenienti dalla realtà, che riguardano la condizione umana, e costituisce un mix di intuizione e istinto. L'arte contemporanea ci permette di raggiungere problemi e tensioni profonde, purché siamo preparati ad affrontarli. I sentimenti, anche se a volte scomodi, stimolano.
L'obiettivo di Agata è rivelare tutto ciò che è incerto, nascosto, dubbioso e marginale riguardo all'ispirazione del processo creativo. Dimostrando che nessuno è esente da imperfezioni e insicurezze. Attraverso l'arte esprime i suoi sentimenti e definisce il processo creativo come un atto di assimilazione delle emozioni e di coinvolgimento personale dello spettatore. L'arte libera sia la sfera visiva che i concetti di arte, bellezza ed estetica.
Creare un dipinto può richiedere diverse sedute, ripetute a distanza di pochi mesi, fino a due anni. Ridipinte più e più volte, raschiate, imbevute di resina, dipinte con la terra estratta sotto le case ancestrali, queste opere diventano le silenziose compagne dell'artista... Raccontano la storia delle donne, e ogni racconto femminile, una volta raccontato, diventa un successo a sé stante.
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Margareth Dorigatti -Epistolarium Attesa
giugno 2024
ARTISTINOFFICINA ha il piacere di presentare il progetto "Epistolarium-Attesa", dell’artista Margareth Dorigatti, da intendersi come “apertura” ad una serie di iniziative, tutte legate al lavoro che gli artisti invitati a svolgere la propria ricerca temporaneamente all’interno dell’Atelier-Officina, di volta in volta vorranno presentare a Montefollonico.
In un tempo in cui vige la regola del “tutto subito” e il pazientare non trova posto nella frenesia quotidiana della società contemporanea, Margareth Dorigatti invita a riflettere sull’attesa e sulle molteplici sfaccettature dell’animo umano che ne derivano. La corrispondenza epistolare, leitmotiv delle opere in esposizione, comincia a diffondersi nella prima metà del Duecento, in concomitanza con la diffusione della lingua volgare e l’inizio della produzione in Italia della carta, supporto di gran lunga più economico della pergamena. L’avvento dell’era digitale ha spazzato via in appena un quarto di secolo abitudini millenarie.
Non solo l’artista recupera quindi una tradizione in via di estinzione, ma ne fa un racconto autobiografico, intimo e personale. Nelle sue tele trovano spazio mistero e curiosità. Il contenuto delle lettere, a volte rivelato parzialmente, altre volte solo contestualizzato in un tempo e in un luogo in cui sono esistite, crea un legame invisibile con l’osservatore. Il coinvolgimento diventa poi emotivo, riesumando sentimenti di un tempo ormai perduto, ma vivo nei ricordi emozionali che influenzano il presente di ciascuno di noi.
“(…) Sei un’analista acuta, arguta, a volte spietata, del tuo, del nostro sentimento, cara Margareth: ed è in questa analitica espressiva ed esistenziale che si riassume il fascino del tuo ‘Epistolarium’, dove gli innesti cromatici, le tecniche miste, le doppie superfici, e tutto il dispositivo tecnico di cui disponi entra nel quadro con la spontanea efficacia emotiva di una carezza, segnalando armonie nella dissonanza senza presunzioni intellettualistiche, bensì secondo un certo flusso intuitivo, magnetica virtù del fare poetico nella pittura.(…)”
Duccio Trombadori (poeta, giornalista, critico d’Arte e docente di Estetica presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza) Dal catalogo della mostra tenuta presso la galleria MAJA Arte Contemporanea Roma.
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